venerdì 15 marzo 2013

Elogio del Giocatore Puro


Il giocatore puro è una categoria creata dal mio amico Danilo, il quale si vanta (sic!) di non aver mai né posseduto né letto un manuale in tutta la sua vita. A dispetto di ciò Danilo è un ottimo giocatore, e non fa che confermare la tesi secondo la quale le meccaniche di gioco troppo complesse tolgono le ali alla fantasia.
La mia personale vocazione è da sempre stata quella del Master: inizialmente per il semplice motivo che conoscevo le regole, ma poi perché mi sono accorto che quello era di gran lunga il ruolo nel quale mi divertivo di più; le cose non sono affatto cambiate nel corso degli anni (più di ventisei ormai: mi corre un brivido lungo la schiena). Ho volentieri accettato, come parte dei miei doveri, l’insegnamento delle regole ai giocatori; specialmente da ragazzini l’entusiasmo è grande, e nessuno si tira indietro, nemmeno i giocatori puri. È solo durante le mie peregrinazioni e i miei incontri con gruppi di gioco diversi che ho conosciuto invece i giocatori pigri.

È questa una categoria piuttosto ampia, che comprende sia coloro che non hanno voglia o tempo di leggersi gli otto tomi di background che hai amorevolmente scritto, o magari anche solo di tirar fuori una storia per il proprio personaggio che non sia tratta pari pari da un videogame (pigrizia d’ambientazione), sia coloro che non hanno voglia o tempo d’imparare le regole, nemmeno nei riassuntini che prepari con cura prima di ogni sessione, in modo da far digerire il sistema poco a poco (pigrizia regolistica). È a quest’ultima tipologia che mi riferisco nei paragrafi che seguono.
Sia ben chiaro che non ho nulla contro i giocatori pigri: chi lavora tutta la settimana e magari ha pure una famiglia alla quale pensare arriva di solito alla sera di gioco con l’unico desiderio di rilassarsi e di divertirsi, e come dargli torto? Occorre una massiccia dose di realpolitik, e si rende quindi necessario scegliere la linea di minor resistenza.
Confesso la mia passione per i regolamenti complessi: The Riddle of Steel, Rolemaster (complesso solo in alcune sue parti), Ars Magica, Pathfinder, The Burning Wheel, solo per citarne alcuni. Il problema è che, come esistono molti giochi che non richiedono una conoscenza approfondita del sistema da parte del giocatore, così ne esistono alcuni per i quali l’apprendimento delle regole è fondamentale per giocare; non solo per aver successo, come in Pathfinder, ma proprio per raccapezzarsi durante la sessione, come avviene per esempio in The Burning Wheel.

Nella mia esperienza la difficoltà maggiore dei sistemi che ho citato sta proprio qui: nel trovare un gruppo di giocatori tutti disposti ad imparare le regole (e magari ad usare tale conoscenza per aiutare il Master anziché fargli le pulci ogni volta che dimentica un remoto paragrafo, ma non pretendiamo troppo...). Qual è dunque la soluzione, se mancano simili presupposti?
Semplice: la già citata linea di minor resistenza. Perché infliggere pene e tormenti ai tuoi giocatori quando puoi scegliere un sistema più facile che non richieda loro una parte attiva nell’apprendimento delle regole? Può sembrare una banalità, ma ho scoperto invece che si tratta di un’ottima soluzione, che per di più si sposa perfettamente con il mio ritrovato amore per giochi come AD&D e WFRP (che prediligo anche per la facilità e la velocità con la quale si progettano le avventure, ma questa è un’altra storia). Sono stato tentato, a volte, di adottare il vecchio BECMI (detto anche D&D scatole colorate) per semplificare ancora maggiormente le cose, ma non riesco a superare l’ostacolo delle razze come classe...

Nessuna gogna per i giocatori pigri, dunque (purché non siano pure giocatori passivi, detti anche giocatori-muro di gomma: tutto ciò che arriva loro rimbalza indietro senza alcun effetto): la soluzione sta nei sistemi semplici.
Certo: di giocatore puro ne ho conosciuto soltanto uno (nonostante mia moglie, che ha saputo della categoria, cerchi di convincermi di farne parte), ma non mi dispiacerebbe affatto scovarne qualcun altro nei miei gruppi di gioco!

8 commenti:

  1. Anch'io prediligo i regolamenti più semplici.

    La mia sensazione, nel periodo in cui ho giocato da giocatore alla 3.5, era che la sfida che il gioco mi proponeva non era durante le sessioni vere e proprie (nelle quali gli incontri erano bilanciati sul gruppo grazie ai gradi di sfida), ma nelle scelte da effettuare tra un livello e l'altro: quali talenti, come distribuire i punti delle abilità.

    Con un regolamento che relega in secondo piano la "build" e minimizza il "minmaxing", secondo me i giocatori si concentrano molto di più sul gioco vero e proprio, e capiscono che il successo o il fallimento del personaggio non dipende da quali sinergie di talenti hai scovato, ma da quali linee di azione persegui (sia nei combattimenti, sia in senso più ampio nelle interazioni con il mondo).

    Se le razze come classe sono l'unico aspetto che non digerisci del BECMI (e simili: ovvero, qualunque d&d non Advanced), è facilissimo modificare questa regola. Più di un retroclone propone sistemi per separare i due aspetti, incluso se non ricordo male Basic Fantasy RPG.

    Anche nelle mie house rules ho separato classi e razze, ma solo in teoria. In pratica poi ho deciso che nel mio setting i nani possono essere solo guerrieri o avventurieri, gli halfling solo avventurieri, e gli elfi solo maghi (più o meno). Ma appunto questa è stata una scelta di setting (cioè: nella mia campagna i semiumani sono così, e quindi non hanno chierici con poteri divini, per esempio).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono d'accordo con te.
      Qualche anno fa avevo giocato una campagna alla 3.5 con un gruppo di amici (non proprio "giocatori puri", ma nemmeno dei tecnici), arrivando fino al 10° livello (il mio limite fisiologico di masterizzazione con sistemi simili).
      La mancanza di perizia regolistica del gruppo aveva fatto sì che i personaggi crescessero più secondo il gusto dei giocatori che secondo un criterio di efficienza e di "minmaxing", e a parer mio il gioco ne aveva beneficiato.

      La questione del BECMI è per me irrisolvibile: se lascio il sistema così com'è, mi sento limitato dalle razze come classi, ma se introduco regole che lo complicano anche solo leggermente, allora tanto vale giocare ad Advanced!
      La questione però non mi toglie il sonno: AD&D resta la mia prima scelta, ma credo che tra non molto farò qualche sessione a BECMI con un gruppo di amici che non vedo da un po' di tempo. E so che mi divertirò comunque moltissimo!

      Elimina
  2. beh molti cloni hanno razze e classi separate (pure il già citato Basic Fantasy RPG :)) oppure c'è la soluzione Adventurer Conqueror King System: più classi per ogni razza. Però il Basic Fantasy è gratuito e ben supportato :)

    RispondiElimina
  3. Ribadisco il mio amore viscerale per AD&D 1st, ma Basic Fantasy non l'avevo mai preso in considerazione... chissà perché?
    Me lo sto scaricando e ora lo leggo per benino.
    Grazie a entrambi dell'indicazione!

    RispondiElimina
  4. Non so, non riesco a vedere come un pregio il non voler leggere le regole del gioco a cui si vuole giocare.
    Posso capire il preferire sistemi leggeri, ma il rifiutarsi di leggere un qualsivoglia manuale mi sembra poco sensato, e anche un po' egoista. Specie se si pensa che qualcuno (aka il DM, di solito) dovrà per forza di cose leggerselo, questo manuale. E per ogni persona del gruppo che non lo fa, il carico di lavoro per l'unico p...overetto che deve studiarselo aumenta.

    Sono anche scettico nei confronti della tesi "- regole = + fantasia", perché nella mia esperienza i manuali, quelli buoni, sono sempre stati una fucina di idee, pieni di spunti da cui attingere, ed hanno semmai amplificato la mia fantasia.

    Per cui il mio suggerimento al tuo giocatore "puro" sarebbe: visto che non l'hai mai fatto, e quindi non puoi sapere com'è, prova a leggerti un bel manuale. Vedrai che non solo sarà d'aiuto al tutto il gruppo avere una persona in più che conosce le regole, ma ci troverai anche un mare di idee che andranno ad alimentare le tue.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non posso darti torto quando affermi che rifiutarsi di leggere le regole non sia un pregio, e infatti non lo è. Si rende semplicemente meno importante (e meno significativo in rapporto al lavoro del DM) se il sistema di gioco non è complesso.
      Il mito del "giocatore puro" non sarebbe probabilmente nato se il mio amico non fosse anche un bravo giocatore, e qui si tocca il secondo argomento: regole e fantasia.

      Non pretendo di essere un esperto in merito, e la mia affermazione voleva essere tutt'altro che categorica. E' però vero che a volte l'eccesso regolistico (categoria peraltro assai difficile da definire) inchioda i giocatori al manuale e ai dati della scheda, e impedisce loro di reagire "normalmente" alle situazioni. Un esempio: giocando ad AD&D con un gruppo abituato a sistemi più recenti (nella fattispecie a sistemi con "skill", ma non vorrei qui entrare in un argomento che ora non ci interessa), ogni tanto qualcuno se ne esce dicendo: "Chi sa cercare bene faccia un tiro per trovare porte segrete. Ah, già: qui tutti possono cercare!". Un meccanismo semplice come lo skill di "cercare" sostituisce lo sforzo di dipingersi mentalmente l'ambiente in cui il proprio personaggio si trova, e anziché descrivere le proprie azioni si ricorre ad un tiro di dado.
      Sia comunque ben chiaro che non ho pregiudizi contro gli "skill"! Uno dei miei sistemi preferiti è Rolemaster...

      Tanti elementi, a mio avviso, dipendono dal gruppo: come si gioca, quale conoscenza delle regole è richiesta/necessaria, e così via. Un conto è poi se giochi con le stesse persone da vent'anni, o se le conosci da molto meno.
      Ma mi rendo conto che questo potrebbe essere un buon argomento per un post futuro...

      Intanto ti ringrazio per i tuoi suggerimenti, e inviterò senz'altro il "giocatore puro" a trarne ispirazione!

      Elimina
    2. Purezza però è intesa (e per me e Filippo nella fattispecie di Danilo è anche vissuta) come la non contaminazione delle regole, il non sporcare l'interpretazione del ruolo con la meccanicistica.. la Purezza appunto. Ma tale Purezza deve avere un fine e lo trova nel Ruolo.. giocato, vissuto e a volte sofferto.
      Servirebbero più giocatori che urlino quando i PG vengono feriti e non che chiedano subito se c'è un chierico che può guarirli... addio Pathos e se non si gioca per quello, allora tanto vale un boardgame :)

      Elimina
  5. (Mi rendo conto che nela fattispecie il carico di lavro richiesto a chi masterizza diventa gravosissimo) ma alcune delle sessioni più divertenti (anche se, sotto un certo punto di vista, spiazzanti) sono state quelle in cui noi giocatori non sapevamo quale sistema usasse il Master. A noi era dato solo un foglio bianco con appuntati il nome del personaggio e poche altre informazioni su di lui. In pratica tutti Giocatori Puri ed immedesimazione al massimo..!

    RispondiElimina